La medicina cinese: l’uomo tra cielo e terra

L’aspetto più affascinante dell’antica teoria medica cinese è che i confini del nostro corpo vengono per così dire dilatati, inseriti ed integrati nell’universo.

Per comprendere i principi di base su cui si fonda la scienza medica dei Cinesi, bisogna innanzitutto capire alcuni punti essenziali della loro visione del cosmo. L’universo è in perenne trasformazione, tutti i fenomeni sono correlati tra loro e sono governati da un’unica legge. Questa legge esprime l’aspetto ciclico del perenne mutare, spiega il processo che, attraverso aggregazioni e disgregazioni alternate, genera forme sempre diverse ed uniche. Ciò significa che, in maniera diametralmente opposta alla nostra tradizone filosofica, non sono le forme geometriche perfette ad esprimere l’ordine universale: in esso la costante è la legge di trasformazione che si estrinseca negli aspetti multiformi, unici ed irripetibili della natura, quali la forma delle nubi, il profilo delle montagne, le venature di una canna di bambù. Il vocabolo ‘LI’, che intorno all’anno mille d.C. venne scelto per definire la legge in base alla quale si struttura l’intero universo, in origine indicava proprio le venature della giada.

Da una parte, dunque, la legge di trasformazione è uguale per tutti i fenomeni, dai più grandi ai più piccoli, dall’altra le sue manifestazioni sono uniche ed irripetibili. Dal punto di vista medico ne consegue che se da un lato esiste una stretta relazione tra l’uomo ed il suo ambiente (quindi una connessione tra aspetti fisiologici o patologici ed aspetti metereologici, ambientali, astronomici etc.) dall’altro ogni individuo è unico ed irripetibile e quindi anche la sua malattia non sarà mai perfettamente uguale a quella di un altra persona; ogni quadro clinico è strettamente caratterizzato dagli aspetti strutturali e psicologici del paziente. Quest’ultimo aspetto si avvicina molto alla moderna concezione omeopatica, secondo la quale la scelta di un farmaco non può prescindere dalla definizione caratteriologica e biotipologica della persona.

Un altro aspetto peculiare della medicina tradizionale cinese è che più di duemila anni fa essa riconosceva l’origine psicologica di molte patologie. L’eziologia, cioè lo studio delle cause che hanno generato la malattia, viene divisa in tre branche principali: eziologia esterna, che contempla gli scompensi provocati essenzialmente da fattori climatici; eziologia interna, che si occupa delle patologie provocate da eccessi emotivi; ed eziologia detta “né interna né esterna”, che individua l’origine del disturbo nelle cattive abitudini in generale (soprattutto eccessi alimentari o sessuali e non rispetto dei ritmi lavoro/riposo) oppure considera gli effetti derivati da eventi traumatici come una caduta o il morso di un serpente. E’ veramente straordinario che già in tempi così remoti si riconoscesse una tale importanza ai fattori psicologici nello sviluppo delle malattie, non solo in maniera generica ma in modo dettagliato e specifico, individuando, ad esempio, quale organo interno (nell’ottica della medicina tradizionale cinese sarebbe meglio dire quale sfera funzionale) viene maggiormente danneggiato da una determinata emozione: ad esempio, un eccesso di rabbia (soprattutto di rabbia repressa) nuoce soprattutto al fegato, mentre un eccesso di ansia o di tristezza nuoce soprattutto ai polmoni e via dicendo. Da questo punto di vista, e non solo, la visione cinese è molto simile a quella della nuova disciplina che va sotto il nome di Kinesiologia, dove i fattori strutturali, chimici e mentali godono di pari dignità nell’analisi eziologica.

Dal punto di vista dell’ambiente vengono presi in considerazione non soltanto i fenomeni atmosferici ma anche la particolare configurazione -ed orientamento rispetto ai punti cardinali- del luogo ove si vive. Nell’anamnesi va considerata inoltre anche quella che potremmo definire ‘configurazione dell’ambiente sociale’, ossia i rapporti con i familiari, i datori di lavoro, gli amici etc. Trovando un fegato sofferente è probabile che un medico cinese non chieda come prima cosa se fate uso di alcoolici ma magari vi domandi se per caso ultimamente il vostro capo vi ha fatto ingoiare qualche rospo di troppo, il che, per il fegato, rappresenta un problema di ‘dieta’ di ancora maggiore rilievo rispetto all’alcool. Ovvio che tentare di mandar giù i ‘rospi’ con l’alcool è quanto di peggio si possa immaginare.

 

La medicina cinese è quindi una scienza che considera un individuo -nella sua unicità- inserito nel proprio ambiente: in stretta relazione con i fenomeni celesti sopra di lui (per fare un esempio pratico, in agopuntura la profondità dell’inserzione degli aghi e la scelta dei punti variano con il mutare delle stagioni ed addirittura rispetto alle diverse ore del giorno) e con le energie terrestri sotto di lui; tra cui sono compresi gli alimenti. Questo aspetto, che viene definito anche ‘organicismo’ della medicina tradizionale cinese può essere riassunto in questi tre punti: a) il cielo e la terra, ossia l’energia strutturante -o modello- e l’energia strutturata -o forma-, sono un tutto unico, non possono sussistere separatamente, si influenzano e trasformano reciprocamente; b) l’uomo è un organismo unitario, i suoi aspetti materiali e fisiologici sono strettamente ed indissolubilmente connessi ai suoi aspetti informativi e psicologici; c) l’uomo forma un tutto unico con terra e cielo ed il loro rapporto non è a senso unico. Da un lato i mutamenti climatici, alimentari, astronomici o ambientali influenzano l’essere umano, dall’altro anche l’uomo, attraverso lo sviluppo delle proprie potenzialità fisiche, psichiche e soprattutto spirituali, può produrre eventi che hanno ripercussioni universali. Ciò è possibile poiché tanto l’aspetto materiale quanto quello spirituale dell’intero universo sono riconducibili al concetto di QI (pron. ‘Ci’) una sorta di campo unificato di materia, energia, informazione e spirito che rappresenta la natura ultima del creato.

Fino a qualche anno fa questa visione dell’universo veniva considerata suggestiva ma senza alcun fondamento scientifico. Grazie all’evoluzione tecnologica, che ha consentito di realizzare apparecchi in grado di misurare via via energie sempre più sottili, e grazie ad una lunga serie di esperimenti realizzati in Cina, a partire dalla fine degli anni settanta, e ripetuti in diverse altre nazioni (in particolare negli Stati Uniti), l’esistenza fisica del Qi è oggi un fatto oggettivamente accertato. Attualmente, però, attraverso il metodo scientifico accreditato in occidente, non è possibile comprenderne i meccanismi di azione. D’altra parte, se consideriamo che il nostro metodo scientifico richiede di estrapolare l’oggetto di indagine dal suo ambiente e porlo in condizioni che siano esattamente riproducibili in laboratorio, è facile comprendere quanto sia difficile utilizzare questo sistema per verificare gli assunti di una teoria che si fonda su principi opposti: la non separabilità del fenomeno dal suo contesto e l’impossibilità di poter riprodurre un evento perfettamente uguale ad un altro. Tuttavia è grazie al metodo scientifico occidentale -analitico e meccanicistico- che è stato possibile costruire quei sofisticati apparecchi attraverso i quali è stato possibile dimostrare la validità scientifica di alcune teorie tradizionali, fino a ieri confinate nella superstizione. Se da una parte la medicina tradizionale cinese risulta più efficace nelle patologie in cui si rende necessario considerare l’individuo nel suo insieme (come quelle a volte frettolosamente etichettate come ‘psicosomatiche’) è innegabile che il metodo analitico della medicina allopatica abbia ottenuto i migliori risultati in quegli ambiti ove è necessario individuare e caratterizzare microorganismi, come la virologia e la batteriologia. I diversi tipi di discipline mediche sono in realtà complementari, la via del futuro è quella della medicina olistica, una medicina che possa mettere a frutto i risultati migliori delle diverse tradizioni, confrontarli ed integrarli tra loro. Una medicina senza pregiudizi, che abbia principalmente a cuore la salute dell’individuo nel suo insieme; una medicina che sia innanzitutto preventiva e che serva, secondo la migliore tradizione cinese, non tanto a curare quanto a non far ammalare.

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