Definizione del concetto di MTC

dal libro Medicina Cinese: la radice e i fiori, di Giulia Boschi
Casa Editrice Ambrosiana
In queste pagine, tratte dal paragrafo 2 del primo capitolo: Lineamenti introduttivi, si espongono elementi utili alla definizione del concetto di medicina tradizionale cinese.

[…] Quando parliamo di “tradizione cinese” o di “medicina tradizionale cinese” indichiamo una realtà estremamente eterogenea all’interno della quale sarebbe opportuno fare delle distinzioni.

Innanzitutto l’aggettivo ‘tradizionale’ non esiste nella definizione cinese, ma è stato aggiunto successivamente – nelle lingue occidentali – per distinguere la medicina cinese autoctona dalla medicina cinese di matrice occidentale, praticata in Cina già da un secolo. In cinese si dice “medicina cinese” tout court (Zhong Yi ¤¤ Âå ) e si intende una disciplina che va dall’Imperatore Giallo all’elettroagopuntura per analgesia in interventi chirurgici maggiori, sino alle attuali applicazioni biocibernetiche dell’orbisconografia (per le quali la connotazione di ‘tradizionale’ è piuttosto inadeguata); si specifica invece con l’aggettivo ‘occidentale’ la medicina allopatica (Xi Yi ¦è Âå ).

Di fatto, il corpus teorico della MTC esprime quel sapere elitario che fu patrimonio della classe più nobile dei medici (i cosiddetti medici-letterati), classe composta da persone di vastissima cultura e di grande statura morale, edotte tanto alle materie umanistiche – indispensabili per comprendere i classici di medicina – quanto ai complicati calcoli e ragionamenti crono-astro-biologici che il sistema di corrispondenze sistematiche della medicina classica propugnava. Nella concezione di questa élite – fino alla dinastia Song (960 – 1279) il livello di alfabetizzazione era bassissimo – la medicina è fondamentalmente arte della prevenzione; la conoscenza e il rispetto dei ritmi della natura permettono di conservare la salute; la saggezza porta a evitare ogni eccesso per guadagnare la longevità.

Il primo capitolo dello Huangdi Neijing si apre con una sorta di vero e proprio “manifesto dell’autotutela della salute”:

Gli uomini del passato conoscevano il Dao: si regolavano secondo lo Yin e lo Yang ed erano in armonia con l’arte dei numeri (secondo tali princìpi praticavano le “arti di lungavita” [1] ), la loro alimentazione era controllata, gli orari di sonno e veglia regolari, non eccedevano ciecamente nella stanchezza. Di conseguenza, il loro corpo e la loro psiche (Spirito) erano integri e completi, ultimavano il numero di anni di vita per cui erano nati e morivano ultracentenari [2].

In Cina non esiste un’unica tradizione medica. Oltre alla classe più nobile dei ‘medici-letterati’ (che spesso furono anche ‘medici-asceti’) esistevano i medici dei collegi imperiali, che si possono definire dei ‘tecnici’; alcuni di essi appartenevano ai medici ‘ereditari’  (che in linguaggio moderno sarebbero definiti ‘praticanti’) – cioè provenienti da famiglie di medici – i quali avevano a disposizione le esperienze sul campo (e più raramente le conoscenze letterarie) accumulate nella tradizione di famiglia.

Come tutte le medicine antiche, la MTC coniuga una tendenza positivo-empirica (che spesso include elementi ‘magici’ appartenenti alla cultura popolare) con una tendenza speculativo-filosofica; i ‘praticanti’ tendevano maggiormente alla prima, mentre i letterati e i ‘tecnici’ alla seconda; i medici asceti, di tradizione taoista [3], esaltavano entrambe; gli antichi greci avrebbero detto che essi erano tanto Demiurgos quanto Arkiktonicos [4].

Un’altra classe distinta è quella dei cosiddetti ‘medici di campagna’, i quali conoscevano pochi rimedi ma abbastanza efficaci. Bisogna considerare infine che la maggior parte della popolazione preferiva, in caso di malattia, rivolgersi al mago o all’esorcista; elementi magico-rituali, come pure altre forme caratteristiche della superstizione popolare, vennero inclusi in una concezione generica di ‘medicina tradizionale’.

Le caratteristiche peculiari della MTC che abbiamo elencato (analogia macro-microcosmo, non omogeneità del sostrato ecc.) appartengono in realtà solo alla tradizione dei medici letterati e dei medici asceti, ossia a quella che – per comodità – potremmo definire medicina cinese classica [5]. Il testo fondamentale è lo Huangdi Neijing [6]Oltre alla sua connotazione di medicina preventiva essa è caratterizzata da:

  • Osservazione e conoscenza dei cicli naturali, dei cicli fisiologici e della loro interazione fisica e analogica.
  • Eziologia all’interno della quale assumono grande rilievo gli aspetti ‘psicosomatici’.
  • Terapia fondata sulla scelta dello stile di vita (soprattutto con riferimento all’equilibrio emotivo e ai ritmi veglia-sonno, lavoro-riposo, attività-sedentarietà ecc.), su dietetica, callistenia [7], massaggio e acumoxibustione [8] praticata su basi cronoastrali.

Questi princìpi furono in parte condivisi da quella che potremmo definire medicina cinese clinica, la quale a sua volta è caratterizzata da:

  • Diagnostica fondata su pulsologia e nosologia.
  • Particolare rilievo dei fattori climatici – e ‘virali’- nell’eziologia.
  • Terapia basata sull’utilizzo di fitofarmaci associato talvolta a stimolazione dei meridiani (senza coordinate cronoastrali).

Il classico antico più rappresentativo di questa corrente è lo Shanghanlun (Trattato delle malattie febbrili).

Con il termine di medicina cinese tradizionale possiamo intendere una forma di sintesi semplificata delle prime due correnti. Essa consiste nell’utilizzazione di alcuni rimedi popolari, nella somministrazione di fitofarmaci – non subordinata alla loro classificazione nel sistema delle corrispondenze sistematiche – e, occasionalmente, nell’utilizzazione di aghi, moxa, coppettazione o altro, principalmente per azione locale e senza alcuna coordinata cronoastrale. Questo tipo di medicina è svincolata dalla conoscenza dei classici e, per intenderci, potremmo identificarla con quella dei cosiddetti ‘medici scalzi’ [9].

Al di là di ogni necessaria specificazione, ci sembra corretto far rientrare l’insieme di queste tre categorie nell’accezione attuale di Medicina [Tradizionale] Cinese (MTC), fatta salva la sua distinzione dalle superstizioni popolari, cioè da quella medicina apotropaica che -almeno fino al secolo scorso – era comunque la più diffusa. In realtà sarebbe più corretto distinguere ulteriormente la medicina delle superstizioni popolari dalla medicina apotropaica intesa come risvolto magico-esoterico della tradizione classica [10].

[…]

N.B. I caratteri aschi che compaiono nel testo diventano caratteri cinesi se è istallato il software twinbridge.

Note
[1] L’importanza dei concetti di Dao, Yin-Yang, numerologia e “pratiche di lungavita” (Yangsheng) verrà chiarita nei capitoli successivi.
[2] Huangdi Neijing Suwen Jieshi a cura dell’Istituto di Medicina Tradizionale Cinese di Nanchino, Shanghai, (1959) 19913, p. 1.
[3] La connotazione di ‘taoista’ è piuttosto generica ed imprecisa (si veda cap. V/I); in questo caso si intende quella tradizione medica che incluse esplicitamente le pratiche di lungavita e di ‘nutrimento del principio vitale’ (Yangsheng ¾i ¥Í ).
[4] Il parallelo tra le concezioni preippocratiche e quelle MTC è l’argomento del primo capitolo dell’opera di Nguyen Viet-Hong, La Pensée Médicale Chinoise: Essai d’Histoire comparée en Médecine et Gynécologie, in Medecin Agopuncteur, n. 28 (e sgg.), 1976, pp. 283-293. Il Demiurgos rappresenta l’esponente della medicina empirica, colui che sostiene che il criterio di verità medica consista nel cogliere direttamente attraverso i propri occhi, poiché tutto ciò che esiste può essere visto e conosciuto. L’Arkiktonicos è invece rappresentativo della corrente sofista che più che praticare la medicina la insegna. Per l’Arkiktonicos il vero principio delle malattie non è visibile all’occhio e può essere conosciuto solo attraverso il ragionamento su conoscenze preacquisite. Nella MTC sono considerati entrambi gli aspetti; tutti i medici devono essere Demiurgos, quelli che sono anche Arkiktonicossono considerati i più eccelsi, poiché possono prevedere una malattia prima ancora che essa sia manifesta.
[5] La necessità di tali distinzioni è stata postulata in particolare da Sivin. Nel 1973, con Cooper, egli accennava a una differenza – e a continue integrazioni – tra ‘grande tradizione’ delle élite sapienti e ‘piccola tradizione’ della cultura popolare, distinguendo inoltre gli aspetti magici da quelli rituali (Cfr.: N. Sivin C. Cooper, Man as a Medicine in Chinese Science: Exploration of an Ancient Tradition, 1973, M.I.T., pp. 206-207). Successivamente, egli ha suggerito una distinzione tra medicina ‘classica’ e medicina ‘tradizionale’ (Cfr.: Nathan Sivin, 1987, op. cit., p. 4.) utilizzando la connotazione ‘medicina classica’ per indicare “ideas and methods that have not survived modern reinterpretation”; e situando il confine tra medicina ‘classica’ e medicina ‘tradizionale moderna’ attorno all’inizio del secolo. Prendiamo a prestito il termine ‘medicina classica’ applicandolo però ad un altro contesto: per indicare quelle idee e metodi, espressione di un sincretismo tra ‘grande’ e ‘piccola’ tradizione, che non solo risultano abbandonati nella pratica attuale ma che furono anche, storicamente, gradualmente estromessi dalla corrente principale di trasmissione del pensiero medico (rappresentata dalla cultura ufficiale dei medici di corte e dalle edizioni imperiali dei testi) e conservati invece nell’eclettica raccolta del Canone Taoista. Per una discussione sulla trasformazione assiologica della MTC nel processo di trasmissione si veda anche G. Boschi, Chinese Traditional Medicine: Methodological Problems and New Perspectives, Genova, Atti del Primo Congresso Internazionale di Antropologia e Storia della Salute e delle Malattie, Erga ed. 1997.
[6] Per comprendere le orgini della Medicina Classica sono molto importanti i testi scoperti a Mawangdui di cui parleremo nel capitolo III.
[7] Si veda cap. IV/I.
[8] Stimolazione di determinati punti nevralgici tramite aghi (agopuntura) o tramite il calore prodotto dalla combustione di foglie di Artemisia sinensis (moxibustione) o attraverso le due tecniche associate.
[9] Il termine “medici scalzi” è associato in senso stretto agli operatori sanitari incaricati di “servire il popolo” nelle campagne dopo l’avvento della Repubblica Popolare Cinese Si tratta, come il termine suggerisce, di dottori ‘poveri’ in possesso di una formazione medica di base.
[10] Non condivido la tendenza a liquidare in blocco gli aspetti magico-ritualistici come “semplici superstizioni”. La loro provata efficacia terapeutica meriterebbe una valutazione più pragmatica.

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